L'arte degli scacchi
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L'arte degli scacchi
| Monnalisa |
20 May 2007, 01:06
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#1
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* * * * * * * ![]() Gruppo: Admin Messaggi: 20.654 Iscritto il: 1-Oct 05 Utente Nr.: 1 |
L'arte degli scacchi ![]() Sono giunto alla conclusione che non tutti gli artisti sono scacchisti, ma che tutti gli scacchisti sono artisti. - Marcel Duchamp - Che Duchamp fosse un appassionato scacchista è cosa nota: partecipò ai campionati francesi dal 1924 al 1928 e a quattro Olimpiadi degli scacchi, dal '28 al '33. Quanto forte fosse la sua passione per questo gioco, lo rivela Man Ray in un breve aneddoto... «Duchamp passò la maggior parte della settimana del viaggio di nozze a studiare problemi di scacchi, e sua moglie per la disperazione si vendicò alzandosi una notte mentre egli dormiva e incollò tutti i pezzi alla scacchiera. Divorziarono tre mesi dopo». Mai nessun gioco, probabilmente, ha avuto tanti legami con l'arte come il gioco degli scacchi. Un legame che non risiede solo nel fatto che un qualche artista (com'è il caso di Dichamp) o uomo di cultura (come per esempio Borges, tra i tanti) sia stato ispirato dal gioco degli scacchi, ma anche negli influssi che varie teorie artistiche, filosofiche e scientifiche hanno avuto sull'approccio al gioco in epoche differenti. Per esempio, in pieno Romanticismo la scacchiera era vista come un campo di battaglia dove due volontà opposte che tentavano di sconfiggersi a vicenda e dove il traguardo ambito - la vittoria - non era dovuta tanto ad un lampo di genio, bensì sfruttando un errore dell'avversario. Un gioco, quello degli scacchi, ricco di metafore scovate da autori di ogni epoca e latitudine. Lo scontro tra il bianco e il nero incarna la metafora dell'eterna lotta tra il bene e il male, l'opposizione tra principi originari e contrari, simbolo dell'eterna contesa, infinito divenire dell'universo e della vita stessa. La battaglia simulata sulla scacchiera non è soltanto una guerra tra opposti, ma anche l'eterna contesa tra la vita e la morte, la lotta dell'uomo contro se stesso, il conscio e l'inconscio la cui disputa mina l'integrità dell'individuo nella sua essenza con la minaccia della follia. In una delle varie leggende diffuse sull'origine del gioco, il re, che nell'impossibilità di esaudirne la richiesta aveva fatto uccidere il suo inventore che, rifiutando la metà del regno a lui offerto dal sovrano come ricompensa per la sua invezione, aveva chiesto un solo chicco di grano sulla prima casella della scacchiera via via raddoppiato per ognuna delle restanti 64 caselle di cui la scacchiera era composta, impazzisce egli stesso a causa del gioco che ne causerà la morte. Nessun altro gioco al mondo vede una compenetrazione di scienza e filosofia, matematica e poesia, estetica e psicologia, logica e arte come questo; ed è forse proprio questo, insieme all'alone di mistero e leggenda che avvolge le sue origini, il motivo dell'interesse che il gioco ha suscitato in filosofi, artisti, scrittori e poeti di culture e tempi così diversi tra loro, tutti accomunati dalla seduzione e dal mistero che su di essi esercita il mondo degli scacchi. -------------------- Whenever you find yourself on the side of the majority, it's time to pause and reflect.
(Mark Twain) |
| Monnalisa |
20 May 2007, 16:15
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#2
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La leggenda degli scacchi ![]() Una famosa leggenda racconta che una volta un re vinse una grande battaglia per difendere il suo regno, ma per vincere dovette compiere un'azione strategica in cui suo figlio perse la vita. Da quel giorno il re non si diede più pace perché avrebbe voluto poter trovare un modo per vincere senza sacrificare la vita del figlio. Così, tutti i giorni rivedeva lo schema della battaglia, senza trovare una soluzione. Tutti cercavano di rallegrare il re, ma nessuno ci riusciva. Un giorno venne al palazzo un brahmino, Lahur Sessa, che, per rallegrare il re, gli insegnò un gioco che aveva inventato: il gioco degli scacchi. Il re si appassionò a questo gioco e, a forza di giocare, capì che non esisteva un modo di vincere quella battaglia senza sacrificare un pezzo, suo figlio. Allora il re fu finalmente felice e chiese a Lahur Sessa quale voleva che fosse la sua ricompensa: ricchezze, un palazzo, una provincia o qualunque altra cosa. Il monaco rifiutò, ma il re insistette per giorni, finché alla fine Lahur Sessa, guardando la scacchiera, gli disse: Tu mi darai un chicco di grano per la prima casella, due per la seconda, quattro per la terza, otto per la quarta e così via. Il re rise di questa richiesta, dicendogli che poteva avere qualunque cosa e invece si accontentava di pochi chicchi di grano. Il giorno dopo i matematici di corte andarono dal re e gli dissero che per adempiere alla richiesta del monaco non sarebbero bastati i raccolti di tutto il regno per ottocento anni. Lahur Sessa aveva voluto in questo modo insegnare al re che una richiesta apparentemente modesta poteva nascondere un costo enorme. Comunque, una volta che il re lo ebbe capito, il brahmino ritirò la sua richiesta e divenne il governatore di una delle province del regno. http://it.wikipedia.org -------------------- Whenever you find yourself on the side of the majority, it's time to pause and reflect.
(Mark Twain) |
| Monnalisa |
20 May 2007, 16:31
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#3
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* * * * * * * ![]() Gruppo: Admin Messaggi: 20.654 Iscritto il: 1-Oct 05 Utente Nr.: 1 |
Di quadri dedicati agli scacchi ne esistono proprio tanti... personalmente, ne conoscevo solo qualcuno tra i più famosi, come la Partita a scacchi di Sofonisba Anguissola (qui) o la coppia che gioca a scacchi di Cornelis de Man. Li presenterò per epoca, via via, intervallati alla storia di questo gioco ed a citazioni letterarie... anche qui, c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Chi ha inventato gli scacchi? ![]() Dalla tomba di Nefertiti: la regina giocava a scacchi? Ancora oggi infuria la polemica sulle origini degli scacchi, la cui invenzione è stata attribuita a quasi tutte le antiche civiltà africane, asiatiche ed europee, mentre alcuni attribuiscono a personaggi singoli questo onore. L'elenco dei presunti inventori è arrivata a includere Adamo (il peccato), Ermes (la lira), Palamedes (l'abitudine di mangiare tre volte al giorno), la Regina Semiramide (fondatrice di Babilonia), Re Salomone (la giustizia) e Aristotele (la metafisica). Invece, non solo nessuno di questi personaggi ha inventato gli scacchi, ma nessuno di loro vi giocò mai. Giochi con somiglianze superficiali agli scacchi sono esistiti per migliaia di anni e sono stati dipinti, per esempio, sulle tombe degli antichi egizi. Ma si tratta di somiglianze dovute probabilmente al caso, dato che non è mai stato provato alcun legame diretto tra gli scacchi e questi giochi. Il nome originale del gioco degli scacchi fu chaturanga (letteralmente, "diviso in quattro"), dalle parole sanscrite chatur ("quattro") e -anga ("parti"). Il nome fa riferimento alla divisione delle quattro armate - fanteria, cavalleria, carri ed elefanti. Questa prima forma di scacchi veniva giocata sull'ashtapada (che significa "a otto piedi"): una scacchiera di 64 quadrati. L'aspetto quadripartito della parola sanscrita in riferimento al gioco è stato spesso travisato, cosicché per un certo tempo si credette che nella forma originale fosse un gioco per quattro persone. Esistono, in verità, prove di una versione indiana a quattro partecipanti, ma sembra piuttosto una variante della versione originale, mai uscita dai confini dell'India. Ciò che invece è importante notare, è che in origine il termine chaturanga faceva diretto riferimento agli eserciti indiani e solo in seguito agli scacchi. Questo significa che, nella forma originale, gli scacchi erano esplicitamente considerati un gioco di guerra. II primo riferimento agli scacchi nella letteratura sanscrita giunta fino a noi appare nel 625. Il poeta Bana elogia il sovrano indiano Harsha, che regnò dal 606 al 647; Bana descrive questo Re di Kanauj quale principe di pace, notando che nel suo regno le uniche guerre combattute erano quelle tra le api in cerca di polline, gli unici piedi mozzati erano quelli in letteratura e le sole armate erano quelle mosse sui 64 quadrati. L'ipotesi più verosimile, dunque, è che gli scacchi siano nati in India intorno alla metà del VI secolo d.C.. Questa data viene indicata da un poema persiano scritto circa nell'anno 600, che fa riferimento al gioco degli scacchi proveniente dall'India. La letteratura dei seguenti 50-150 anni descrive nuovamente il gioco degli scacchi, individuandone l'origine in India o in Persia. Le fonti più antiche, insomma, si sostengono l'un l'altra sulla questione. È proprio perché l'invenzione degli scacchi può essere determinata solo con metodi indiretti che sono nate così tante teorie sulle origini di questo gioco, ognuna con le proprie prove indiziarie. In aggiunta a questa mancanza di testimonianze dirette, i passi compiuti nel corso degli anni nel campo della ricerca hanno dimostrato l'infondatezza della maggior parte di queste teorie e, allo stesso tempo, gli storici ne hanno create di nuove. I primi scrittori tendevano a prendere per buone anche storie di narrativa come prove della vera storia degli scacchi, tanto che perfino Re Artù fu considerato un possibile inventore! È dunque facile comprendere come mai le teorie sulle origini degli scacchi siano rimaste confuse per un periodo tanto lungo... Fonte da cui sono tratte le notizie sulla storia degli scacchi, in questo post e i successivi, salvo diversa indicazione. -------------------- Whenever you find yourself on the side of the majority, it's time to pause and reflect.
(Mark Twain) |
| Monnalisa |
20 May 2007, 17:11
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#4
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Dall'India, gli scacchi si spostarono in Persia, l'odierno Iran. Da fonti letterarie apprendiamo che, già nell'anno 600, gli scacchi erano diventati una comune attività della nobiltà persiana. Nei primi anni in Persia, gli scacchi gareggiarono in popolarità con numerosi altri giochi, il più noto tra i quali era il backgammon e scritti che comparavano le due discipline erano abbastanza ricorrenti. I documenti dove apparivano riferimenti agli scacchi erano spesso accompagnati da vari commenti sulla provenienza del gioco e si leggeva che era un metodo di educazione dei principi, o un surrogato per i Re senza nemici da combattere. Gli scacchi si spostarono successivamente nel mondo islamico e proprio da qui, intorno alla metà del IX secolo, provengono le prime testimonianze documentate sull'esistenza della teoria scacchistica. Durante questo periodo, molti autori non solo contribuirono all'apprendimento del gioco, ma si diedero anche un gran da fare per trovarne una giustificazione morale: dato che non era menzionato nel Corano, il suo stato religioso appariva incerto. I suoi sostenitori lo elogiavano, nella speranza che non venisse bandito come un qualsiasi gioco d'azzardo. Successivamente, gli scacchi si diffusero anche in Cina, Giappone e in altre parti dell'Oriente. In Cina, sono menzionati per la prima volta in letteratura intorno all'800. Una teoria interessante sulle origini degli scacchi ne indica la nascita proprio in Cina, come naturale evoluzione di un rituale astrologico. Ma si tratta di una teoria sostenuta più da speculazione che dall'evidenza dei fatti. -------------------- Whenever you find yourself on the side of the majority, it's time to pause and reflect.
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| Monnalisa |
20 May 2007, 17:28
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#5
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Gli scacchi giunsero in Europa Occidentale attraverso il mondo arabo, prima della fine del primo millennio. Di conseguenza, l'Europa divenne la più fertile zona per lo sviluppo degli scacchi nel secondo millennio. Il primo documento scritto europeo che fa riferimento al gioco degli sacchi risale a poco prima dell'anno Mille, ma non è chiaro se gli scacchi fossero un gioco nuovo o se facessero già parte della cultura europea occidentale del secolo precedente. Fu proprio in Europa che le pedine subirono la trasformazione da disegni astratti a forme rappresentative. Tra i vari pezzi importanti, i più celebri sono quelli detti Lewis Chessmen. Scoperti nel 1831 nell'isola scozzese di Lewis, questi 78 pezzi - parte di quattro serie incomplete - sono datati intorno al XII secolo. Sono ricavati dall'avorio di tricheco e, probabilmente, originari della Scandinavia. Attualmente si trovano tutti al British Museum o al National Museum of Antiquities, in Scozia. -------------------- Whenever you find yourself on the side of the majority, it's time to pause and reflect.
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| Monnalisa |
10 Jun 2007, 00:05
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#6
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I famosi Lewis Chessmen, scoperti nel 1831 nell'isola scozzese di Lewis, nelle Ebridi Esterne, sono 93 pedine (una parte di quattro o cinque serie, di cui solo due sono complete) destinate al gioco degli scacchi. Si tratta probabilmente di un manufatto norvegese risalente all'incirca al XII secolo d.C., forse fabbricato da artigiani di Trondheim, dato che proprio in questa località furono successivamente trovati pezzi simili. I pezzi sono intagliati in avorio di tricheco e fanoni di balena. Non è noto il motivo del loro ritrovamento in quella zona, peraltro scarsamente popolata. Si ipotizza che potrebbero essere stati nascosti o perduti durante un trasporto dalla Norvegia. I Lewis chessmen sono composti da 8 re, 8 regine, 16 alfieri, 15 cavalli, 12 torri e 19 pedoni. Tutte le figure sono scolpite con sembianze umane, ad eccezione dei pedoni, che sono più piccoli e sono scolpiti in modo grossolano, che ricordano un po' delle pietre tombali. I cavalli sono montati da un cavaliere che regge scudo e lancia. Tutte le figure umane hanno un'espressione seria, anzi, alquanto depressa! Alcuni pezzi erano tinti di rosso al momento del ritrovamento, ad indicare che il rosso ed il bianco distingueva i pezzi dei due avversari. I chessmen - scoperti nella Baia di Uig, sulla costa occidentale dell'isola di Lewis - furono rinvenuti per caso in un piccolo locale di pietra non più grande di 15 metri, scavato sotto la sabbia. I 93 pezzi furono però divisi poco dopo il ritrovamento: mentre una decina furono acquistati da privati, il grosso della collezione venne acquistata dal British Museum, dove si trova ancora oggi. Successivamente, furono trovati altri pezzi simili a quelli dell'isola di Lewis, che passarono tra le mani di vari collezionisti prima di essere donati al Royal Museum di Edinburgo, in Scozia. http://en.wikipedia.org -------------------- Whenever you find yourself on the side of the majority, it's time to pause and reflect.
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| Monnalisa |
10 Jun 2007, 00:06
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#7
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Medioevo scacchistico ![]() Deutsch Manessische Liederhandschrift (Große Heidel-berger Liederhandschrift) Artist: Meister der Manessische Liederhandschrift (1320) Dopo aver raggiunto l'Europa, gli scacchi si diffusero rapidamente e già all'inizio del XIII secolo avevano conquistato tutto il continente. Le prime testimonianze scritte di epoca medioevale risalgono all'incirca all'anno 1000 d.C. e sono di provenienza iberica, dato che proprio qui fu più forte l'influenza degli arabi. Nei decenni successivi il gioco si diffuse anche tra i ceti più elevati, tanto che la destrezza in questo gioco era una delle probitas (virtù) che distinguevano il vero cavaliere. Il gioco divenne popolare persino tra gli ecclesiastici, al punto che la Chiesa lo mise al bando, senza successo. Gli scacchi, come molti altri giochi e passatempi, venivano regolarmente menzionati nella letteratura di questo periodo. Ciò che soprattutto è degno di nota nella letteratura scacchistica medievale, riguarda il ricorso alle allegorie. Per esempio, una partita a scacchi poteva servire da pretesto per una vicenda d'amore, di guerra, di tradimento, e così via. Tali allegorie correlavano spesso le diverse caratteristiche dei pezzi alla gerarchia sociale del momento: una partita a scacchi poteva quindi essere utilizzata come strumento letterario per rappresentare due signori feudali e i loro vassalli in guerra o, più generalmente, i ruoli di persone di differenti classi sociali. Tantissimi sono i poemi di epoca medioevale che citano gli scacchi nei loro versi; alcuni addirittura ne fanno l'argomento unico della composizione letteraria, come per esempio il francese Les échecs amoureux, composto da ben 30060 versi! Famoso divenne anche il trattato Liber de moribus hominum et officiis nobilium super ludo scachorum del frate Jacopo da Cassole dell'ordine dei Domenicani, dove gli scacchi sono usati come fonte di ammaestramenti morali. Fu grazie a quest'opera che il gioco degli scacchi uscì dal grave limbo in cui era precipitato dopo la proibizione di giocare promulgata da Papa Alessandro II verso la fine dell' XI secolo. Oppure, la famosa allegoria morale scritta da Jacobus Cessolis, che William Caxton tradusse in inglese con il titolo di The Game and Playe of the Chesse. Nel 1475, quando uscì, questo testo divenne il secondo libro a essere stampato in lingua inglese. I primi veri e propri trattati scacchistici, cioè manoscritti sulle regole e tecniche di gioco, ebbero come unico argomento la problemistica, ovvero la risoluzione di posizioni precostituite di pezzi sulla scacchiera che potevano portare alla vittoria o al pareggio di uno dei due schieramenti solo attraverso difficili e nascoste sequenze di mosse. Spesso tali posizioni, detti partiti, diventavano la base di scommesse fra giocatori. Nella fattispecie, importanti e celebri sono i codici miniati Bonus Socius e Civis Bononiae. Un esemplare del primo codice è conservato nella Biblioteca Nazionale di Firenze e riporta su pagine in pergamena ben 194 problemi scacchistici, insieme a problemi di tavola reale e telamolino (giochi diffusi in epoca medievale). Da notare comunque che la risoluzione di questi problemi spesso non rispetta le regole attuali del gioco degli scacchi, poichè allora queste erano abbastanza diverse (per esempio, un giocatore rimasto col solo Re era considerato perdente, anche se l'avversario non poteva dargli scacco matto). Altro codice miniato importantissimo è il Tractatus partitorum Schachorum Tabularum et Merelorum Scriptus del 1454, rinvenuto soltanto nel 1950 presso la Biblioteca Estense di Modena. Il codice consiste di 347 fogli finemente decorati di cui non si conosce l'autore. Il fatto importante però è che le soluzioni sono riportate sia in latino che in antico volgare, lasciando sottintendere una vasta diffusione del gioco in ogni ceto sociale e culturale. Il trattato dell'Estense costituisce la maggiore raccolta di problemi scacchistici (in totale 533) giunta fino a noi. -------------------- Whenever you find yourself on the side of the majority, it's time to pause and reflect.
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| Monnalisa |
10 Jun 2007, 01:39
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#8
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Il gioco degli scacchi nei manoscritti medioevali ![]() Jacques de Cessoles, Le Jeu des échecs moralisés Manuscrit, XVe siècle ![]() Jacques de Cessoles, Le Jeu des échecs moralisés Manuscrit, XVe siècle ![]() Jacques de Cessoles, Le Jeu des échecs moralisés Sermon sur "Les mœurs et les devoirs des hommes à travers le jeu des échecs" - Vers 1480-1485 ![]() Jacques de Cessoles, Le Jeu des échecs moralisés Manuscrit, XVe siècle ![]() Husraw Ier et son vizir Buzurdjmihr - Firdawsî, Shâh-nâma Iran, Shîrâz, XVe siècle - Manuscrit de la BNF, Paris (France) -------------------- Whenever you find yourself on the side of the majority, it's time to pause and reflect.
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| Monnalisa |
14 Jun 2007, 19:18
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#9
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Gli scacchi nel Rinascimento ![]() Baugin Lubin, Natura morta con scacchiera, c. 1630 Parigi, Museo del Louvre Nel XVI secolo gli scacchi raggiunsero un periodo di grande fulgore e nacquero i primi famosi giocatori. Specialmente l'Italia divenne la culla di campioni che i mecenati ed i regnanti di tutte le corti si contensero senza badare a spese, organizzando tornei e sfide con ricchi premi. Ma anche in Spagna il gioco ebbe il suo momento di grazia, tanto che all'epoca dei viceré divenne il gioco ufficiale di corte. Tra gli scacchisti rinascimentali più famosi ci sono l,eonardo Cutrio, o da Cutro, (1552-1597), detto "il Puttino", e il suo grande rivale Paolo Boi (1528-1598), soprannominato "il Siracusano". Si narra che Leonardo Cutrio riuscì persino a liberare suo fratello, catturato dai feroci Saraceni, giocandone la libertà a scacchi con il capo dei pirati. Lo stesso fece Paolo Boi in condizioni analoghe, quando venne catturato dai Turchi durante il viaggio di ritorno dalla Spagna. In quell'occasione pare anche che, oltre alla propria libertà, il Siracusano vinse al capo dei Turchi la bella somma di 2000 zecchini! Altro grande giocatore dell'epoca fu Giulio Cesare Polerio, detto "l'Abruzzese". Contemporaneo del Puttino e del Siracusano, Polerio viene ricordato non solo per essere stato un abile scacchista, ma soprattutto per avere lasciato preziossime testimonianze sullo stile di gioco di quel periodo, particolarmente tramite la sua opera: L'elegantia, sottilità, verità della virtuosissima professione degli scacchi. Probabilmente, però, il giocatore più famoso di questo secolo fu Gioacchino Greco, detto "il Calabrese", che peregrinò per tutta Europa, passando da una corte all'altra giocando a scacchi. Sfidò persino il re di di Spagna, Filippo IV, che più volte batté a scacchi. Il gioco degli scacchi era, in questo periodo, un passatempo sociale più che un'occupazione intellettuale; di conseguenza, furono fatti pochi passi avanti nell'evoluzione del gioco. I piccoli cambiamenti che si verificarono in questo periodo furono sostanzialmente superficiali, come l'evoluzione dal disegno astratto a quello rappresentativo dei pezzi. C'erano però alcuni segnali che lasciavano presagire cambiamenti più sostanziali: in certe località, le regole permettevano a volte a un pedone di avanzare di due caselle alla prima mossa (cosa che faccio anch'io ogni volta che gioco a scacchi... è sbagliato? Verso la fine del XV secolo ci fu un'improvvisa riforma nelle regole scacchistiche, che fu rapidamente adottata in tutta Europa: si tratta del maggior cambiamento di questo gioco nel corso di tutta la sua storia documentata. Una delle nuove regole permetteva ad un pedone di avanzare di due caselle alla sua prima mossa (ah, volevo ben dire!) e questo ebbe l'effetto di velocizzare il gioco senza stravolgere troppo il procedimento generale. Due ulteriori variazioni risultarono ancora più sostanziali: fu permesso all'Alfiere di spostarsi più lontano, fornendogli approssimativamente lo stesso valore del Cavallo; mentre la Regina divenne, da pezzo "debole" che era (di fatto, più debole del re), quello in assoluto più forte sulla scacchiera. Sul piano della trattatistica vanno ricordati i contributi del portoghese Damiano, nell'opera Il libro da imparare a giochare a scachi et de li partiti, pubblicato nel 1512, oltre a quello dello spagnolo Ruy Lopez de Sigura, che scrisse il Libro de la invencion liberal y arte del juego del Axedrez, muy util y prouechosa, pubblicato nel 1561. Quest'ultimo trattato raggiunse presto una vastissima diffusione e divenne il testo di riferimento per i giocatori dell'epoca, dato che fu tradotto in varie lingue. Il mecenatismo dei potenti nei confronti dei migliori scacchisti del periodo contribuì non poco allo sviluppo tecnico del gioco, portandolo a livelli prima sconosciuti. ![]() Manuel du jeu d'échecs Manuscrit ayant appartenu à Charles V. Parchemin, 135 ff. (23 x 16 cm). France, XIVe siècle -------------------- Whenever you find yourself on the side of the majority, it's time to pause and reflect.
(Mark Twain) |
| Monnalisa |
24 Jun 2007, 17:05
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#10
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Scacchi - Aforismi e definizioni http://moviemasterworks.com ![]() Oggi ho incontrato la morte. E con lei ho giocato a scacchi. - da "Il settimo sigillo" di Ingmar Bergman - ![]() Ci sono piu' avventure su una scacchiera che su tutti i mari del mondo. (Pierre Mac Orlan) Considero gli scacchi il più onesto tra i giochi, poiché gli avversari non possono nascondersi nulla l'un l'altro. (Isaac B. Singer) Gli scacchi richiedono totale concentrazione e amore per il gioco. (Bobby Fischer) Gli scacchi sono la palestra della mente. (Blaise Pascal) I pezzi degli scacchi sono l'alfabeto che plasma i pensieri e questi pensieri esprimono la bellezza astrattamente... (Marcel Duchamp) Il gioco degli scacchi è quello che conferisce più onore all'intelletto umano. (Voltaire) Il gioco degli scacchi è il metro di giudizio dell'intelligenza. (Johann Wolfgang von Goethe) Il gioco degli scacchi è lo sport più violento che esista. (Gary Kasparov) Il gioco degli scacchi è troppo difficile per essere un gioco e non abbastanza serio per essere una scienza o un'arte. (Attribuito a Napoleone) Il gioco degli scacchi è un gioco collerico ed irascibile, addirittura oltraggioso per chi perde per uno scacco matto. (Robert Burton) Il gioco degli scacchi sono io. (Salvador Dalì) L'eccellenza negli scacchi è segno di una mente ordinata. (Sir Arthur Conan Doyle) Noi non siamo che pedine degli scacchi, che son facili a muoversi proprio come il Grande Giocatore di scacchi ordina. Egli ci muove sulla scacchiera della vita avanti e indietro e poi in scatole di Morte ci rinchiude di nuovo. (Omar Khayyam) Quanti dolori, ahimé, potremmo evitare, se solo potessimo ritirare le mosse sbagliate e giocare di nuovo... (Johan Wolfgang Goethe) Gli scacchi sono così interessanti di per sé, che non abbisognano di un motivo veniale per indurci ad appassionarci ad essi. E infatti non vengono mai giocati per denaro. (Benjamin Franklin) Nella vita accade come nel gioco degli scacchi: noi abbozziamo un piano, ma questo è condizionato da ciò che si compiacerà di fare nel gioco degli scacchi l’avversario, nella vita il destino. (Arthur Schopenhauer) Il gioco degli scacchi è sia una cosa saggia sia una pazzia filosofica. (Re Giacomo I) Per me giocare a scacchi è come comporre una sinfonia. (Ennio Morricone) http://www.metajedrez.com.ar ![]() Lucy Madox Brown Ferdinando e Miranda giocano a scacchi, 1871 Olio su tela, 61 x 68.6 cm Collezione Privata -------------------- Whenever you find yourself on the side of the majority, it's time to pause and reflect.
(Mark Twain) |
| Monnalisa |
13 Jul 2007, 02:05
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#11
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Scacchi e arte nel Rinascimento Ecco una piccola galleria di opere pittoriche a tema scacchistico risalenti al periodo rinascimentale, ulteriore testimonianza della diffusione e della popolarità del gioco a quell'epoca... ![]() Lucas Van Leyden, Partita a scacchi, c. 1510 ![]() Paris Bordone, Partita a scacchi, 1540 ![]() Jan Cornelisz Vermeyen Von Sachsen gioca con un nobile spagnolo, 1549 ![]() Giulio Campi, Partita a scacchi, 1550 ![]() Sofonisba Anguissola, Partita a scacchi, 1555 ![]() Hans Muelich Alberto, duca di Baviera, gioca con la sua sposa, 1552 ![]() Ludovico Carracci, Partita a scacchi, c. 1590 ![]() Karel van Mander Jonson e Shakespeare giocano a scacchi, 1604 -------------------- Whenever you find yourself on the side of the majority, it's time to pause and reflect.
(Mark Twain) |
| Monnalisa |
27 Oct 2007, 11:41
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#12
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Evoluzione e bizzarrie del gioco nel Seicento e Settecento http://www.chess-theory.com ![]() Cornelis de Man, I giocatori di scacchi, c. 1670 Budapest, Magyar Szépmüvészeti Múzeum Il Seicento fu per gli scacchi un periodo bizzarro, condito di erudite polemiche e rivalità tra i maggiori trattatisti del periodo, nonché di deviazioni delle regole dallo stile classico. E anche questo gioco subì l'influsso del gusto barocco. Per esempio, nel 1683 un certo Francesco Piacenza, nella sua opera Campeggiamenti degli scacchi, ossia nuova disciplina di attacchi, difese e partiti del giuoco degli scacchi, introdusse due nuovi pezzi (il Centurione ed il Decurione) e modificò le dimensioni della scacchiera, portandola a 100 caselle invece delle normali 64. Il culmine di questa mania degli scacchi eterodossi raggiunse l'apice nel Settecento con Il Giuoco della Guerra (1793), ad opera del genovese Francesco Giacometti, dove viene descritto un gioco modificato degli scacchi ad uso dei militari, con tanto di pezzi denominati Generali, Cannoni, Mortai e Fortezze al posto dei pezzi classici. Inutile sottolineare che nessuna di queste variazioni ebbe grande fortuna. ![]() Francobollo commemorativo di Philidor Guinea, 1999 Ma è il Settecento che ospita il primo vero giocatore teorico, cioè il francese André Francois Danican Philidor, detto "il Grande" (1726-1795), considerato il maggior trattatista del XVIII secolo. Philidor divenne famoso sia per la sua grande abilità di giocatore, sia per avere scritto un'opera fondamentale per la storia degli scacchi, ovvero Analyse du jeu des échecs, pubblicata a Londra nel 1749. Questa fu l'unica opera di Philidor sul gioco degli scacchi, ma introdusse tanti concetti nuovi e sconosciuti all'epoca. In effetti, fino ad allora i giocatori avevano praticato un tipo di gioco basato esclusivamente sulla tattica, cioè sulla capacità di calcolare mentalmente le varianti, senza nessuna considerazione a lungo termine. Con Philidor compare nella teoria scacchistica un concetto nuovo, la strategia, nonché l'idea basilare che anche l'umile Pedone deve avere un'importanza fondamentale nella conduzione di una partita. Il libro di Philidor ebbe un tale successo che in breve tempo se ne stamparono sessanta edizioni in varie lingue. Fu nel periodo di Philidor che i giocatori di scacchi presero l'abitudine di incontrarsi nei caffè delle città, luogo di ritrovo anche di artisti e letterati. In Francia uno dei caffè più rinomati di Parigi, il Café de la Régence, nella piazza del Palazzo Reale, fu frequentato da personaggi illustri come Voltaire e Rousseau, che amavano trascorrere il tempo libero facendo due chiacchiere e qualche partita a scacchi. In Inghilterra, fra il 1700 ed il 1770, furono molto frequentati dai giocatori di scacchi il Parshoe Cafè in St. James Street ed il Tom's Café nel cuore della City londinese. Il Tom's Café divenne in seguito la sede ufficiale del famoso London Chess Club, al quale erano iscritti i migliori scacchisti inglesi. In Italia i luoghi di ritrovo dei giocatori di scacchi non furono i caffè bensì le Accademie, cioè riunioni periodiche di persone allo scopo di scambiarsi opinioni od idee su ogni tipo di argomento, oppure per divertirsi con giochi di società. Celebri furono le Accademie di Napoli, Parma, Modena, Padova e Reggio Emilia, ma a quell'epoca i giocatori più forti dell'epoca erano tutti stranieri. Non che in Italia mancassero bravi scacchisti; tuttavia, l'ostacolo principale era dato dal fatto che da noi i giocatori non seguivano le regole classiche del gioco, ma ne avevano elaborate di proprie, spesso alquanto diverse da quelle seguite dai giocatori nel resto dell'Europa. francesi, inglesi e spagnoli. Per esempio, secondo le regole italiane, il Pedone poteva essere promosso solo ad un pezzo mancante e se nessun pezzo mancava, allora il Pedone restava "sospeso" in attesa di promozione; l'arrocco poteva essere effettuato ponendo il Re e la Torre in qualunque casella intermedia, e così via. Infatti, uscirono in Italia vari libri su questo modo peculiare di giocare a scacchi; tra queste, quella di Ercole Del Rio, Osservazioni sopra il giuoco degli scacchi (1750) e l'integrazione all'opera di Del Rio, scritta da Domenico Lorenzo Ponziani, nel trattato Il giuoco incomparabile degli scacchi sviluppato con nuovo metodo (1769). Queste opere, però, a differenza del trattato di Philidor non ebbero una grande influenza sull'evoluzione teorica del gioco degli scacchi. Rimangono, tuttavia, una fonte interessante nel campo della problemistica, dato che la scuola italiana poneva in gran conto l'abilità nella risoluzione di complesse posizioni sulla scacchiera. -------------------- Whenever you find yourself on the side of the majority, it's time to pause and reflect.
(Mark Twain) |
| Monnalisa |
10 Jan 2008, 22:00
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#13
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Il gioco degli scacchi nei caffè ![]() Il Café de la Regence in una stampa del 1800 Il Settecento fu il secolo in cui più si affermò la passione e la mania per il gioco: dadi, birilli, biliardo, vari giochi dell'oca, ma soprattutto le carte e gli scacchi, che permettevano di giocare grosse poste in denaro, erano gli svaghi preferiti e praticati dai borghesi. I rappresentanti di questo ceto emergente erano soliti ritrovarsi nei Caffè, che ebbero in questo periodo il loro momento d'oro, per passarvi lunghe ore in animate discussioni o in accanite partite. Inizialmente il sorgere dei Caffè fu un fenomeno tipicamente francese, anche se storicamente, in Europa, il primo di questi locali venne aperto a Venezia. All'inizio del 1700, il luogo di ritrovo degli scacchisti francesi fu il Café Procope in Rue des Fossés, di fronte alla vecchia sede della Comédie Française, di proprietà del nobile siciliano François Procope e punto di ritrovo abituale per giocatori, letterati, avventurieri e spie della polizia. I Café non erano solo luoghi di svago ma, proseguendo la tradizione dei "Salons" secenteschi, divennero ben presto veri e propri centri culturali dove, oltre a giocare e bere, si discuteva di arte, letteratura, filosofia e politica. Quando il Café de la Régence, aperto nel 1718 nei pressi del Palais Royal, divenne il centro della vita culturale della Francia, anche gli scacchisti vi si trasferirono in massa. Il Café apriva alle otto del mattino e i suoi primi clienti erano i giocatori incalliti che affollavano le sale dove si poteva giocare a biliardo, a dama, a domino e naturalmente a scacchi. A mezzogiorno il locale era una densa nuvola di fumo di tabacco misto all'odore di alcool, con i camerieri che si aprivano un varco in mezzo alla folla e i tavolini fitti fitti sui quali, nel corso degli anni, si alternarono personaggi come Voltaire, Rousseau, Diderot, Robespierre e Napoleone. ![]() Napoleone gioca a scacchi a Sant'Elena Litografia di Villain - Marzo 1816 Insieme ai Café nacque anche un nuovo personaggio: il giocatore professionista, che poteva essere reclutato dalla direzione del locale per giocare con chiunque volesse sfidarlo, come Legal, oppure un cliente abituale che sbarcava il lunario giocando per denaro. Tali furono ad esempio l'italiano Verdoni e Philidor, che per tutta la vita alternò la professione di musicista con quella di giocatore di scacchi; ma anche, nel secolo successivo, Deschapelles e La Bourdonnais. Per invogliare i giocatori più deboli, era uso comune concedere un vantaggio, come ad esempio Pedone e uno o due tratti oppure addirittura un Cavallo o una Torre. Nei Café e nei circoli questa usanza rimase in auge per moltissimo tempo, fino ai primi decenni del '900. In Europa, all'inizio del secolo successivo, i giocatori francesi dettavano legge. Parigi era la capitale europea degli scacchi e al Café de la Régence vennero disputate alcune tra le sfide più importanti dell'epoca, come il match di rivincita fra Staunton e Saint-Amand. Fu proprio questa sfida, conclusasi con la vittoria dell'inglese, a segnare l'inizio del declino scacchistico della Francia. Al principio del Secondo Impero il Café de la Régence si trasferì in Place du Théatre Francais e riprese a essere il centro della vita scacchistica parigina. Nel 1858 fu visitato da Morphy che sconfisse con facilità tutti i più forti giocatori locali. L'epoca d'oro della Francia era tramontata ormai da tempo. Gli scacchi ora parlavano inglese e, di lì a poco, avrebbero iniziato a parlare tedesco. FONTE -------------------- Whenever you find yourself on the side of the majority, it's time to pause and reflect.
(Mark Twain) |
| Monnalisa |
22 Mar 2008, 20:25
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#14
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Mi chiedevo come mai questo topic, soprattutto da un po' di tempo, riceve parecchie visite (in totale ne ha ricevute quasi 3000) e poco fa ho scoperto finalmente perché...
Il sito dell'Accademia degli Scacchi di Milano ha inserito nella propria homepage il link di Forumtime, che porta a questa discussione... evviva! Ringrazio e ricambio... http://www.accademiascacchimilano.it/magazine.html -------------------- Whenever you find yourself on the side of the majority, it's time to pause and reflect.
(Mark Twain) |
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| Versione Lo-Fi | Oggi è il: 3 Sep 2010 - 19:38 |